Architetto
Il cimitero della storia e i cadaveri eccellenti
Tra i contributi più importanti che il nostro paese può offrire alla contemporaneità è la propria specifica alta cultura
del restauro, frutto di una straordinaria elaborazione teorica e di eccezionali esperienze operative sul lascito materiale della storia – dal paesaggio agli insediamenti, dai monumenti ai manufatti e agli artefatti più diversi e minuti – che
caratterizza in modo unico il territorio italiano, come è ben noto. Ricca di posizioni assai articolate (talora in reciproca polemica), la cultura italiana del restauro si è dotata di strumenti, mentali e operativi, di non comune efficacia e sofisticazione, per preservare e trasmettere la memoria concreta dei luoghi e delle cose, le tracce fisiche degli uomini e del succedersi delle generazioni, per mantenerne identità e differenze.
L’altrimenti immane opera di attiva pietas per le vestigia di quanti ci hanno preceduto obbliga, tuttavia, a dificili ma inevitabili scelte tanto di valore, tra ciò che va preservato e quanto decidiamo di abbandonare a diverso destino, evidenziando le gerarchie culturali dei nostri tempi, quanto di metodo, tra pura conservazione e variabili gradi di reintegrazione, ponendo l’accento sul concetto di autenticità della materia. Salvare giocoforza soltanto i cadaveri che reputiamo eccellenti nello sterminato cimitero consegnatoci dalla storia è, al contempo, sia un monito che un sintomo.
Un monito per ricordarci che “il lusso delle cose – come scrive George Kubler nell’avvio de La forma del tempo – non conobbe mai un arresto totale: tutto ciò che esiste oggi è una replica o una variante di qualcosa che esiste- va qualche tempo fa e così via, senza interruzione, sino ai primi albori della vita umana”.
Un sintomo per riconoscere il diffondersi nella nostra contemporaneità sia di un sottile malsano dubbio circa la stessa perenne duttile capacità di trasformazione, variazione e invenzione umana sottolineata da Kubler, sia di un timore non troppo sotterraneo per gli effetti dell’irreversibilità dei processi del tempo sulla materia di ogni natura, che maschera il disagio profondo della nostra attuale civiltà.
Sergio Polano

