Mario Botta

Architetto

Il grande passato

La rilettura critica del contesto è una necessità imprescindibile per l’interpretazione del manufatto; non si può giudicare una preesistenza senza anche attualizzarla. La finalità di ogni atto creativo, a mio avviso, è il recupero del grande passato, la riattualizzazione delle forme più ancestrali, primitive, archetipiche, che ci parlano dell’uomo. Al di là delle forme si cela sempre la presenza dell’uomo.
Per resistere al gran correre che ci impone la lotta quotidiana, l’uomo ha bisogno di risorse, di anticorpi tali da consentirgli l’identità delle proprie origini. Il creativo, spesso inconsciamente, rincorre il grande passato. Il concetto di restauro, oggi mal interpretato, ambiguo, retorico e rassicurante, nasconde l’inevitabile realtà del trascorrere del tempo. Per questo io penso non c’é restauro senza trasformazione.

L’idea stessa di restauro è nostalgica: si interviene per prolungare artificialmente la vita di un manufatto, per far sopravvivere il segno del lavoro dell’uomo, per resistere all’usura del tempo. Un restauro possibile, forse paradossalmente il più autentico, quello che rispetta l’identità sto-rico-monumentale, espressione dell’uomo, può consistere nel lasciar perire il manufatto nel lento fluire del tempo e quindi di consentirgli di testimoniare anche come rovina, di accettare una sua morte giunta al concludersi del suo ciclo naturale.

Il restauro, in un certo senso, nega questa autenticità per proporre altre vite postume, che nella maggior parte dei casi sono un vero e proprio falso storico. Per concludere io penso che il solo “restauro” possibile per l’architetto, il solo modo per rispettare l’autenticità del passato è quello di intervenire in modo tale che sia possibile leggere anche il segno del nuovo intervento “moderno”.

Mario Botta

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