Bottega dell’Arte della Comunicazione
Il restauro come progetto industriale
Stiamo immaginando un sistema industriale specializzato sul restauro e trasmissione del nostro patrimonio. Un’alternativa strategica all’affannosa rincorsa della competizione industriale che esige produzioni sempre nuove ed invasive, aggiornate e costose, iper. Per far questo occorrerebbe effettuare una manutenzione di ciò che già abbiamo prodotto, identificandone il valore sommerso, inquinato o malfunzionante per rimetterlo in sesto: azzerrare dove ora continuiamo a stratificare, restaurare dove ancora esiste un potenziale. Il restauro è una tecnica, un’azione fisica, che riflette una necessità mentale.
Una sorta di selezione artificiale, la volontà di lasciare estinguere i manufatti che non hanno valore e di conservare quelli che invece un valore lo possiedono. In pratica è il coraggio di intervenire: eliminare da una parte, ricostruire dall’altra.
Se la Carta di Cracovia 2000 attribuisce a ciascuna comunità la responsabilità del proprio patrimonio architettonico, identificandolo in relazione ai diversi momenti storici, ed ai vari contesti socio-culturali, ci viene un dubbio:
Ma quali sono i manufatti contemporanei?
Oltre al restauro tangibile, quello comunemente definito come campo del restauro (architettonico, urbanistico, paesaggistico ed artistico) non è forse giunto il momento di riflettere su di un più ampio restauro culturale?
Se così fosse, allora si potrebbe ipotizzare necessario un restauro dell’immagine, o dell’informazione, dei media, dei paradigmi tecnologici, dei processi di consumo, dei mercati… in pratica di tutto ciò che possiede un valore strategico da preservare ed evolvere. Tutto questo potrebbe essere il progetto per un futuro industriale italiano.
La Sterpaia

