Carlo Grande

Scrittore e giornalista

Lotta e grazia

Un vaso, un vestito, un libro, una piazza, un antico palazzo, un sentiero di campagna, una cascina, un filatoio secolare, una curva di collina, una vecchia lampada: tutte le cose belle dovrebbero essere restaurabili, devono esserlo.

Anche un rapporto, un sentimento, un’amicizia, un ricordo, o la quiete di un bosco e di uno sguardo, una giornata di “spleen”. Perché dobbiamo salvare la grazia che è in noi e intorno a noi, negli oggetti e nelle cose che amiamo e che si fanno amare, quelle che ci danno armonia. Perché restauro è anche ristoro, è sosta dopo la fatica, è fuga dal disordine verso la serenità e la bellezza.

Il restauro è difficile ma è l’unica chance che ci resta: è lotta contro la volgarità, contro l’incuria e il cinismo, è lotta contro la produzione seriale e l’alluminio anodizzato, lotta contro il cancro dell’arroganza e dell’eternit, contro la rapacità del denaro, del consumo e dei sentimenti. Già molte cose sono danno, nella vita -il tempo che passa, la nostra fragilità, i nostri vizi -l’unica speranza è restaurare, battere e levare, difendersi dagli insulti e dagli insulsi, dall’inutile, dai “libri senza parole e dalla musica che non ha orecchi”, dalle brutture.

Restauro è conforto, è sopravvivenza, è difesa di ciò che è unico, non seriale, irripetibile; vero come un sorriso vero, non plasticato. Restauro è riposo, ripresa di forze. È l’autunno delle cose, un autunno che ci ritrova, che ci ristora, che ci rinnova. È racconto che prosegue e ci consola, prima che scenda il buio. È fiaba per bambini da ascoltare prima di addormentarsi, per consolarsi dal buio che ci aspetta.  Ristorateci, raccontateci, insegnateci la lunga strada per arrivare ad avere un po’ di misericordia nei confronti degli uomini e delle cose. Insegnateci a dire, come George Bernanos alla fine del “Diario di un curato di campagna”:
“Che importa? Tutto è grazia”.

Carlo Grande