Critico d'arte
L’arte nella sua ansia di immortalità si è rassegnata anche al lifting, al restauro di opere distrutte dal tempo o minacciate dall’uomo. Per l’arte contemporanea invece il restauro sembra un ossimoro. Perché restaurare opere realizzate volutamente dall’artista con materiali effimeri e moderni, quotidiani ed extrartistici?
Piuttosto credo che questo sia dovuto anche ad un contraddittorio narcisismo dell’artista, specialmente invece a un
mercato dell’arte che crea circolazione ed a un collezionismo fondato sulla tesaurizzazione.
Il restauro d’arte contemporanea finora è stato affrontato in Italia con la stessa ipocrisia del caso Welby: obbligare
una persona o un oggetto alla soppravvivenza suo malgrado, evitare ogni gesto di eutanasia incapaci come siamo di
rispettare le intenzioni altrui. Se l’arte contemporanea è una produzione di concetti più che di oggetti, allora sarebbe interessante impedirne per rigore ogni restauro (opere fatte con materiali efimeri e caduchi).
Ma per onorare gli artisti, ecco la mia proposta: seppellire gli arteici con le loro opere.
Come i faraoni dunque, un modo di rendere omaggio all’arte contemporanea, ma con rigore ed ironia che sempre hanno caratterizzato la strategia delle avanguardie storiche, neoavanguardie e transavanguardia.
Achille Bonito Oliva

